{"id":18113,"date":"2023-03-26T05:45:09","date_gmt":"2023-03-26T05:45:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ugomulas.org\/umberto-eco-introduzione-fotografare-larte\/"},"modified":"2023-03-26T05:45:09","modified_gmt":"2023-03-26T05:45:09","slug":"umberto-eco-introduzione-fotografare-larte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ugomulas.org\/en\/umberto-eco-introduzione-fotografare-larte\/","title":{"rendered":"Umberto Eco introduzione &#8220;Fotografare l&#8217;arte&#8221;"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"18113\" class=\"elementor elementor-18113 elementor-7317\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-7789b8e elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"7789b8e\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div 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letto, alternativamente, come raccolta di confessioni d\u2019arte e di vita di Mulas o di Consagra, a scelta.<\/p>\n<p>E infine, testo e foto insieme possono diventare battute di un discorso che va al di l\u00e0 delle due personalit\u00e0 in gioco, perch\u00e9 investe il problema umano ed estetico del rapporto tra un artista e il suo fotografo, sul valore critico della fotografia, sulla disponibilit\u00e0 o resistenza dell\u2019opera d\u2019arte ad esporsi a un occhio curioso e spietato come quello dell\u2019obbiettivo fotografico.<\/p>\n<p>Voglio dire che, letto e guardato da chi per avventura non conoscesse n\u00e9 Consagra n\u00e9 Mulas, apparirebbe ugualmente un documento di alto interesse estetico, una sorta di dialogo classico (illustrato) tra uno Scultore e un Fotografo.<\/p>\n<p>Vorrei insistere sulla particolare qualit\u00e0 umana di questo dialogo, che ha qualcosa di \u00aberotico\u00bb, come se ci fosse una reciproca esposizione di intimit\u00e0, senza timore di mostrare lenzuola sfatte e avanzi della cena: non a caso i due interlocutori abbandonano a tratti il discorso sulle opere (con il suo andamento da dibattito critico) per passare a ricordi familiari, confidenze personali, che avrebbero tutto il diritto di apparire al lettore come inutili compiacenze autobiografiche se non ricordassimo che il dialogo avviene tra un artista e il suo fotografo.<\/p>\n<p>Come a dire tra un ansioso e il suo psicoanalista, tranne sovente lo psicoanalista appare pi\u00f9 ansioso e insicuro dello psicoanalizzato, l\u2019uno interroga l\u2019altro e viceversa e non si sa pi\u00f9 chi tra i due voglia conoscere meglio s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p>Dunque il rapporto tra uno scultore e il suo fotografo, o il rapporto tra un fotografo d\u2019arte e i \u00absuoi\u00bb artisti, deve essere qualcosa di straordinariamente intimo e fisico.<\/p>\n<p>Non riusciremmo mai ad immaginarci tanta reciproca sincerit\u00e0 e arrendevolezza tra un artista e il critico che ne scrive (o che ne scriver\u00e0), perch\u00e9 in tal caso emergerebbero mille resistenze, e vedremmo il giudice inteso a non scoprirsi per conservare il suo carisma, e l\u2019artista in posizione di guardia, quasi ad offrire il suo profilo pi\u00f9 commestibile, giocando in ogni caso una parte\u2026<\/p>\n<p>Qui invece succede diversamente, cos\u00ec che siamo costretti a porci il problema che i due interlocutori in fondo enunciano a pi\u00f9 riprese, quello del rapporto tra un fotografo e un artista.<\/p>\n<p>Dobbiamo stare attenti a non lasciarci confondere dall\u2019espressione \u00abfotografo d\u2019arte\u00bb.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 potrebbe lasciar pensare ad un fotografo che usa il proprio mezzo per trarne effetti estetici autonomi, usando indifferentemente qualsiasi materiale a propria disposizione: si pu\u00f2 fare foto d\u2019arte usando un avvenimento d\u2019attualit\u00e0, degli oggetti disposti a casaccio, un muro scrostato, oppure effetti di luce e d\u2019ombra allo stato puro.<\/p>\n<p>Qui invece \u00abfotografo d\u2019arte\u00bb. significa \u00abfotografo che fotografa opere d\u2019arte altrui\u00bb.<\/p>\n<p>Se la finalit\u00e0 fosse di trarne un\u2019opera d\u2019arte in proprio, il primo a mettersi in guardia dovrebbe essere proprio l\u2019artista, ridotto al rango di occasione pretestuosa.<\/p>\n<p>E invece qui \u00e8 proprio l\u2019artista a consegnarsi al fotografo con totale fiducia, non solo come all\u2019unica persona che lo abbia capito, ma come all\u2019unica persona che gli abbia permesso di capirsi e lo abbia stimolato a conoscersi, magari a cambiare.<\/p>\n<p>Questo implica dunque che il fotografo non sia colui che riproduce l\u2019opera in pi\u00f9 copie per renderla accessibile a tutti, o per darne notizia, n\u00e9 che sia qualcuno che approfitta dell\u2019opera per fare il proprio discorso estetico personale.<\/p>\n<p>Il fotografo dunque non \u00e8 n\u00e9 un riproduttore n\u00e9 un creatore.<\/p>\n<p>Che spazio gli rimane?<\/p>\n<p>Mulas lo enuncia con molta lucidit\u00e0: tutte le descrizioni del suo procedimento rimandano a una definizione dell\u2019attivit\u00e0 critica.<\/p>\n<p>Ogni volta che egli si definisce, si definisce come critico.<\/p>\n<p>Anche quando sottolinea la differenza tra fotografo e critico d\u2019arte, anche quando si nega come critico giudicante: semplicemente perch\u00e9 in tal caso egli sta usando (come testa di turco) una nozione dogmatica e negativa della critica, e giustamente vi si oppone.<\/p>\n<p>Diciamo dunque a Mulas: la critica d\u2019arte, la vera critica d\u2019arte, \u00e8 quella che tu intendi fare.<\/p>\n<p>Ho detto \u00abintendi\u00bb: se poi il risultato coincida con le premesse (e le promesse), \u00e8 un\u2019altra cosa: vedremo che in un certo senso il fotografo fa di meno, in un altro senso fa di pi\u00f9, in una parola fa anche (non solo) qualcosa d\u2019altro.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 il compito di un critico?<\/p>\n<p>Non certo di giudicare, e comunque non di giudicare subito prima di averci fatto penetrare nell\u2019opera.<\/p>\n<p>La capacit\u00e0 critica consiste nel mostrarci come l\u2019opera \u00e8 fatta.<\/p>\n<p>Noi vediamo un oggetto, dal quale traiamo sovente solo un\u2019impressione immediata, ed immediatamente emotiva.<\/p>\n<p>Il critico ci deve condurre oltre quella superficie: e non per negare l\u2019emozione che abbiamo realizzato (o la scossa intellettuale, o il moto di ripulsa, la provocazione quasi fisica, a seconda delle opere e di quel che si prefiggono), ma proprio per spiegarci perch\u00e9 l\u2019opera ha provocato in noi quella risposta.<\/p>\n<p>In tal modo, grazie all\u2019operazione critica, la fruizione della risposta si converte nella intelligenza delle ragioni formali per cui quella risposta si era instaurata.<\/p>\n<p>Non \u00e8 sbagliato provare un senso di equilibrio pacificato guardando Raffaello e un senso di tensione guardando El Greco: ma la critica deve dirci e farci capire perch\u00e9 proviamo quella impressione.<\/p>\n<p>Poi deve fare qualcosa di pi\u00f9: deve insegnarci a guardare con maggior penetrazione: e mostrarci magari che la tensione provata con El Greco genera la pace che consegue all\u2019individuazione di equilibri celati sotto la deformazione violenta; cos\u00ec come la pace raffaellesca cela ben altre inquietudini.<\/p>\n<p>Solo a quel punto il critico pu\u00f2 permettersi di offrirci anche delle categorie definitorie: solo a quel punto, per seguire il nostro esempio, avremo capito cosa significa \u00abmanierismo\u00bb e saremo penetrati nell\u2019universo storico e formale di una poetica dell\u2019ambiguit\u00e0 e della tensione non naturalistica verso l\u2019idea.<\/p>\n<p>Se il critico sar\u00e0 riuscito a far questo non avremo perduto nulla della nostra capacit\u00e0 di reagire spontaneamente allo stimolo dell\u2019opera, salvo che avremo realizzato anche qualcosa di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Per penetrare nell\u2019opera il critico ha vari strumenti e punti d\u2019approccio: potr\u00e0 per esempio risolvere le sue spiegazioni in termini puramente formali, mettendo in evidenza un gioco strutturale, una strategia comunicativa, mostrando l\u2019opera come congegno e artificio, senza riferimenti al processo che vi ha posto capo: l\u2019opera si deve rivelare, anche nella sua preistoria, per quel tanto che immediatamente e fisicamente appare ai nostri occhi; l\u2019opera \u00e8 una rete di correlazioni, una macchina per farci reagire in un certo modo.<\/p>\n<p>La critica, limitandosi apparentemente a descrivere, di fatto smonta e rimonta, e ribalta i piani di superficie dell\u2019oggetto visibile per mostrarcene il macchinario segreto.<\/p>\n<p>Il discorso critico risolve un bel corpo in un\u2019anatomia senza segreti, ci dice che solo componendo i meccanismi della circolazione sanguigna, gli umori biliari, i ritmi cardiaci, le secrezioni ghiandolari, noi possiamo pienamente capire e gustare la bellezza della donna amata.<\/p>\n<p>Il critico taglia e cuce senza far perdere le impressioni di superficie, miracolo che l\u2019anatomista non sa realizzare (se non agli occhi del filosofo), dandoci invece l\u2019impressione di distruggere sul suo tavolo di dissezione i dolci inganni che ci permettevano di vivere \u00abesteticamente\u00bb.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 il critico che ci fa ripercorrere il processo di formazione dell\u2019opera, scava tra le varianti, mostra le ripulse e le scelte in atto, ci conduce per mano, indietro nel passato, nei labirinti dell\u2019atto produttivo prima che l\u2019opera ci fosse \u2014 e solo cos\u00ec ci permette di capire perch\u00e9 l\u2019opera \u00e8 cos\u00ec com\u2019\u00e8.<\/p>\n<p>Le tendenze critiche contemporanee tendono a ridurre questo secondo approccio; se l\u2019opera ha un passato deve poterlo denunciare nelle sue strutture formali attuali, l\u2019unico modo di farne la storia \u00e8 di mostrarla cos\u00ec come \u00e8, non come voleva essere, non \u00e8 stata, avrebbe potuto essere\u2026 Ma \u00e8 altrettanto vero che, specie nelle arti visive di questi ultimi decenni, fa parte dell\u2019opera il gesto che vi ha posto capo.<\/p>\n<p>L\u2019opera \u00e8 allora il racconto di un gesto: e la critica deve saper far rivivere quel gesto, nella misura in cui l\u2019opera, dopo averlo pietrificato, di fatto intende farlo vivere in sospeso, come se si ripetesse ad ogni istante.<\/p>\n<p>Lavorare criticamente su questo tipo di opere significa ottenere una cronistoria processuale attraverso una visione sincronica degli elementi attualmente presenti.<\/p>\n<p>A rileggersi le frasi in cui Mulas cerca di spiegare i procedimenti usati nei confronti dei vari artisti, si vede come il fotografo abbia avvertito l\u2019esistenza di tutti questi problemi e abbia cercato di stabilire una intera tastiera di situazioni critiche possibili.<\/p>\n<p>Naturalmente adattando i metodi alla natura della propria operazione.<\/p>\n<p>La fotografia pu\u00f2 per esempio smontare l\u2019oggetto attraverso la successione di una serie di visioni parziali, ma deve fare i conti con la carenza di diacronicit\u00e0 che la limita, il fotografo non pu\u00f2 condurre un discorso temporalizzato, analizzando strati compresenti attraverso analisi successive, ritornando poi a riprendere le membra sparse della sua analisi; al contrario pu\u00f2 al massimo raccontare fasi successive attraverso immagini fatalmente compresenti.<\/p>\n<p>Si tratta allora di fare \u00abcritica fotografica\u00bb, non di tradurre in fotografia la modalit\u00e0 della critica parlata e scritta.<\/p>\n<p>Ed ecco cos\u00ec le pagine lucidissime in cui Mulas racconta come, per Fontana, non abbia voluto fotografare l\u2019opera fatta e nemmeno l\u2019artista mentre la faceva, bens\u00ec l\u2019artista prima di fare, il momento di quella tensione energetica, di quel calcolo di forze, di quel \u00abprendere la mira esatta\u00bb che poi di fatto la tela di Fontana vuole raccontare, restituendo a chi guarda l\u2019oggetto immobile la concentrazione che precedeva il suo farsi.<\/p>\n<p>Al contrario l\u2019artista dell\u2019action painting deve essere visto solo nel momento in cui realizza, nel momento in cui il colore gocciola sulla tela, in quel gesto della mano che la traccia sulla superficie finale vuole raccontare.<\/p>\n<p>E Burri mentre usa la fiamma, non tanto mentre l\u2019artista brucia il materiale, ma proprio mentre il materiale, lasciandosi bruciare, si deforma cos\u00ec come deve essere.<\/p>\n<p>E Consagra \u2014 non lui, la sua opera \u2014 sar\u00e0 reso invece mostrando l\u2019opera mentre idealmente si monta, nei passaggi dal disegno ai vari pezzi sino all\u2019opera finita.<\/p>\n<p>Si capisce allora perch\u00e9 Mulas spesso non sia un fotografo di artisti al lavoro; e non per il gusto cronachistico di mostrare il pittore nello studio o lo scultore sporco di gesso o abbrustolito dalla fiamma ossidrica mentre demagogicamente si raffigura operaio tra gli operai.<\/p>\n<p>Si tratta sempre di un discorso sulla strategia dell\u2019opera, e l\u2019artista che lavora entra in scena solo quando il suo gesto fa parte di questa strategia.<\/p>\n<p>Tuttavia Mulas sa che vi \u00e8 una differenza tra la foto di un quadro e la foto di una scultura.<\/p>\n<p>Si vede allora come, per quanto riguarda i quadri, Mulas senta il bisogno di vederli prima che siano finiti, quasi il quadro rimandasse alla sua storia pretendendo che lo spettatore, come Alice con lo specchio, vi passi attraverso.<\/p>\n<p>Con le sculture avviene l\u2019opposto: lo spettatore non deve rispettarle nella loro bidimensionalit\u00e0 per entrarvi dentro ed esplorarle al di l\u00e0: deve costruirvi intorno uno spazio, deve vederle in moto.<\/p>\n<p>E in tal caso il fotografo \u00e8 colui che, anzich\u00e9 raccontare il gesto di chi faceva, racconta il gesto di chi vedr\u00e0; lo anticipa o (nel caso di un libro come questo) lo sostituisce.<\/p>\n<p>Salvo che la scultura di Consagra non vuole, per lo pi\u00f9, una circumnavigazione esplorativa: si propone come esperienza frontale \u2014 secondo la poetica che lo scultore qui esprime e ha divulgato a pi\u00f9 riprese, per esempio nel libretto La citt\u00e0 frontale.<\/p>\n<p>Direi che Mulas si trova particolarmente favorito in una situazione del genere, come se la sfida, apparentemente insostenibile, gli si confacesse, a causa di una sua affermazione che trovo tra le battute del suo dialogo con Consagra.<\/p>\n<p>Mulas sa benissimo che esistono sculture particolarmente \u00abaperte\u00bb che chiedono di essere esplorate da vari punti di vista, in modo che ogni punto di vista completi il precedente e tutti insieme si compongano in una sintesi mai completata.<\/p>\n<p>Ma a un certo punto (e sia pure a proposito di un\u2019opera classica come il Discobolo) Mulas afferma che, per quanto l\u2019occhio possa girarvi intorno, esiste pur sempre un punto di vista privilegiato, ed \u00e8 quello che il fotografo deve scoprire.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 dunque in Mulas una propensione \u00abclassicistica\u00bb che gli fa intendere il suo lavoro come la paziente ricerca di momenti preferenziali.<\/p>\n<p>E tuttavia l\u2019opera di Consagra gli si offre come una sfida perch\u00e9 la poetica della frontalit\u00e0 pare voler imporre con violenza l\u2019unico momento preferenziale possibile e, in certi casi, addirittura eliminare lo spazio intorno all\u2019opera: allora un fotografo che vuole ricercare, attraverso la ricostruzione di uno spazio, il momento pi\u00f9 (( vero ((, si trova ad essere determinato da un\u2019opera che tende ad appiattire lo spazio e a proporre violentemente una visione predefinita.<\/p>\n<p>Per fortuna c\u2019\u00e8 sempre un divario (assai fecondo) tra quanto l\u2019artista dice della propria opera e quanto l\u2019opera poi permette che si dica di s\u00e9, e Mulas gioca su questo scarto.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 per questo che Consagra, come si diceva all\u2019inizio, gli parla con fiducia come a colui che lo ha aiutato a capirsi e non come all\u2019avversario che lo sta giudicando (e perci\u00f2 riducendo).<\/p>\n<p>La fotografia scopre allora tutti gli spazi possibili che la frontalit\u00e0, negandoli, in fondo lasciava sopravvivere: e li ritrova persino nei momenti in cui, con duri giochi di luce, sembra volerli cancellare.<\/p>\n<p>L\u2019inquadratura stessa conferisce una spazialit\u00e0 sua propria, che esso implicava anche quando voleva che il visitatore vi passasse accanto, o sotto, o contro, senza margini di scelta.<\/p>\n<p>Si invera cos\u00ec quello che Mulas dice del fotografo, che \u00e8 colui che pi\u00f9 di tutti guarda un\u2019opera d\u2019arte, senza procedere con quel bagaglio di categorie sovente prefissate che il critico porta con s\u00e9.<\/p>\n<p>\u00c8 la condizione che fa del fotografo d\u2019arte il miglior compagno di strada dell\u2019artista, questo artifex additus artifici che, senza presumere di fare, dell\u2019antica, una nuova opera d\u2019arte, di fatto aiuta l\u2019artista stesso a capire quale, tra i tanti esiti possibili del suo oggetto, sia quello che egli, magari inconsciamente, aveva desiderato di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ho detto artifex additus artifici, mentre si suppone che il critico sia anche philosophus additus artifici: e qui sta appunto la differenza tra fotografo di opere d\u2019arte e critico di opere d\u2019arte.<\/p>\n<p>Differenza che non sta, come gi\u00e0 si \u00e8 detto, nel fatto che il secondo giudichi e il primo no, perch\u00e9 chi parte con un giudizio prefissato e imposto al lettore non \u00e8 un critico ma una sorta di carabiniere o venditore (a scelta) dell\u2019arte.<\/p>\n<p>\u00c8 il critico, lo si era detto, alla fine del processo critico deve elaborare una categoria, proporre un modello da accettare in cambio della lettura analitica che ha permesso, risolvere in una formula operativa l\u2019opera che ha aiutato a vedere in tutta la sua complessit\u00e0 di congegno; e questa categoria sta al di fuori dell\u2019opera perch\u00e9 \u00e8 verbale, e come tale permette alla critica di \u00abdire\u00bb le opere d\u2019arte, la loro successione storica, il gioco delle influenze e delle leggi a cui soggiacciono.<\/p>\n<p>Il fotografo di opere d\u2019arte sta invece al di qua di questa soglia e non compie quest\u2019ultimo servizio (che non gli \u00e8 richiesto e che non potrebbe fornire): si consuma tutto in un vedere e rivedere, guardare e riguardare, e lascia sospeso il giudizio.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 per questo che l\u2019artista lo ama, perch\u00e9 permette all\u2019opera (pur traslitterata in altra materia attraverso riduzioni dimensionali) di sussistere, senza risolverla in concetti.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che l\u2019artista si fidi di pi\u00f9 di un \u00abcritico\u00bb che non gli dissolve l\u2019opera in qualcosa che gli \u00e8 estraneo, ma gliela conservi ancora visibile e variamente interpretabile.<\/p>\n<p>Vorrei dire meglio, il critico, anche quando rispetta l\u2019opera al massimo grado, la restituisce pur sempre interpretata, in modo che sia impossibile non interpretarla e che sia e che sia impossibile rifiutarla.<\/p>\n<p>Il fotografo invece, anche se interpreta, consente sempre a chi guarda la foto di reagire come avrebbe reagito di fronte all\u2019opera presente: rifiutandola, opponendovi altre letture, riprendendo da capo per conto suo.<\/p>\n<p>Non libero da influenze, perch\u00e9 la fotografia esercita una pressione esplicita, e per quanto lasci libero ma tuttavia ancora libero da intimidazioni.<\/p>\n<p>Il critico in fondo esercita una pressione esplicita, e per quanto lasci libero lo spettatore, di fatto lo impressiona con l\u2019esempio di un dovere interpretativo assolto al massimo livello di competenza.<\/p>\n<p>Il fotografo invece, anche se di fatto interpreta, esercita minore violenza psicologica sullo spettatore, gli lascia per cos\u00ec dire il coraggio di andare avanti da solo, tende a scomparire nell\u2019ombra come se non ci fosse stato.<\/p>\n<p>Nell\u2019amore dello scultore per il suo fotografo c\u2019\u00e8 anche questa riconoscenza per un furto rinunciato, per un interlocutore non sottratto.<\/p>\n<p>Questo avviene anche perch\u00e9 la fotografia, nel sistema dei possibili sistemi segnici, mantiene nonostante tutto una capacit\u00e0 indicale.<\/p>\n<p>Un indice \u00e8 un segno che non \u00e8 n\u00e9 arbitrario n\u00e9 pienamente convenzionale e mantiene con l\u2019oggetto a cui si riferisce un rapporto dichiarato di causa effetto.<\/p>\n<p>\u00c8 una traccia, come il cerchio umido del bicchiere lasciato sul tavolo, o l\u2019orma del piede sulla sabbia.<\/p>\n<p>In assenza dell\u2019oggetto ci dice che l\u00ec dove ora c\u2019\u00e8 il segno era esistito un oggetto come sorgente di raggi luminosi.<\/p>\n<p>Una pagina critica pu\u00f2 sussistere anche se l\u2019oggetto non \u00e8 mai esistito, e si sono dati casi (vedi Borges) di descrizioni critiche di opere d\u2019arte inesistenti: per questo il discorso verbale del critico prende il sopravvento e talora si propone come l\u2019unico e vero oggetto di lettura (di qui la differenza, forse l\u2019odio dell\u2019artista per questa prevaricazione).<\/p>\n<p>Il discorso fotografico si vuole umile proprio perch\u00e9 al postutto testimonia anche quando deforma.<\/p>\n<p>Questa coscienza d\u00e0 al fotografo d\u2019arte una umilt\u00e0 che il critico non ha.<\/p>\n<p>Quando questa umilt\u00e0 viene vissuta a fondo e con amore, il fotografo riesce a diventare artista perch\u00e9 assume con lucidit\u00e0 la sua condizione di dipendenza e ne fa una forza \u2013 come il direttore d\u2019orchestra che fa di una partitura letta con fedelt\u00e0 una irriproducibile ed esemplare creazione personale.<\/p>\n<p>L\u2019artista che capisce questo limite e questo potere del suo compagno di strada, trae dal sodalizio lucidit\u00e0 e ispirazione.<\/p>\n<p>Cos\u00ec il dialogo tra uno Scultore e il suo Fotografo esce dal novero delle conversazioni private e si fa documento sulle ambiguit\u00e0, sulla difficolt\u00e0, sul dolore, sulla gioia e sulla felicit\u00e0 di fare arte<\/p><p><br><\/p><p>Da \u201cFotografare L\u2019Arte\u201d<\/p><p>di Ugo Mulas e Pietro Consagra, Fratelli Fabbri Editori, 1973<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UMBERTO ECO INTRODUZIONE A &#8220;FOTOGRAFARE L&#8217;ARTE&#8221;\u200b Un bel libro deve sempre poter essere usato in pi\u00f9 maniere (al limite, si onora un libro anche quando lo si usa per rinforzare la gamba di un tavolo; ci sono libri che non servono neppure a quello, perch\u00e9 ci si vergogna a metterli in mostra). 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